Capitolo 2 – Il collettivo Giuseppefraugallery: radicato, radicale, politico - Margherita Ranzato - Arte pubblica e pratiche comunitarie: il caso di studio di Giuseppefraugallery nel Sulcis-Iglesiente. Tesi di laurea Magistrale - UNICA

 



UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI CAGLIARI

Facoltà di Studi Umanistici

Corso di Laurea Magistrale in Archeologia e Storia dell’arte



A.A. 2025/2026



Arte pubblica e pratiche comunitarie: 

il caso di studio di Giuseppefraugallery nel Sulcis-Iglesiente.

Tesi di laurea di: Margherita Ranzato

Relatore: Rita Pamela Ladogana







Capitolo 2 Il collettivo Giuseppefraugallery: radicato, radicale, politico


    1. Cenni biografici sugli artisti


Eleonora Di Marino:

Eleonora Di Marino nasce a Carbonia (Sud Sardegna) nel 1990. Nel 2014 si diploma in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera; durante il percorso accademico frequenta workshop con artisti di fama internazionale, tra cui il Corso Superiore di Arti Visive della Fondazione Ratti (2012), condotto da Liliana Moro e curato da Andrea Lissoni. Nel 2019 consegue la specializzazione in Industria Culturale e Comunicazione presso l’Università di Sassari. Espone in Italia e all’estero, collaborando con realtà indipendenti, gallerie e prestigiose istituzioni quali il MAN di Nuoro, il Museo Nivola di Orani, il MAXXI di Roma, il FRAC Corse e la Dena Foundation for Contemporary Art a Parigi. È co-fondatrice e membro attivo del collettivo Giuseppefraugallery con il quale, dal 2009, opera all'intersezione tra arte e attivismo, sperimentando nuove forme di resistenza culturale. La ricerca artistica di Eleonora Di Marino è orientata alla coscienza politica e alla riflessione sui processi sociali e le dinamiche di azione sul territorio. La sua pratica fonde arte e impegno civile attraverso azioni concrete: dalla candidatura alle elezioni amministrative al sostegno delle lotte sindacali, fino ai sit-in per la tutela ambientale e la riconversione culturale di territori compromessi. Servendosi di diversi media -dalla performance al videomaking, dalla pittura alle forme dell’inchiesta giornalistica- mira a produrre azioni di protesta e arte partecipata, caratterizzati da una declinazione al contempo poetica e politica.42

Tra i principali lavori dell’artista (già membro di Giuseppefraugallery), votati non solo alla riflessione teorica ma anche all’azione pratica per la risoluzione di emergenze ambientali, menzioniamo Betìle (2012), che si concretizza con il provocatorio tentativo di raccogliere i velenosi “fanghi rossi”, simbolo della devastazione ambientale del territorio del Sulcis-Iglesiente, tramite piccoli contenitori in vetro e una serie di bastoni che ne trattengono una parte dopo essere stati conficcati nel terreno. 43 L’artista porta Betìle a Parigi presso la Maison Rouge (2013), in occasione della mostra della Dena foundation for contemporary art, che raccoglie alcuni tra i più significativi esponenti della scena indipendente italiana. 44 L’opera, inscritta all’interno della ricerca S.P.A. (Soluzioni Per l’Ambiente), viene esposta anche all’interno della mostra Civil Servant, al Man di Nuoro (2015)45.

Pino Giampà:

Pino Giampà nasce ad Aarau, in Svizzera, nel 1965.46 Frequenta il Liceo Artistico e Musicale “Foiso Fois” a Cagliari, successivamente si trasferisce a Roma dove prosegue i suoi studi presso l’Accademia di Belle Arti. 47 Nel 1991 fonda, insieme a Laura della Gatta (Roma, 1967), il collettivo Matia. Il nome del gruppo deriva dalla contrazione di Telematia, titolo di un loro precedente intervento multimediale. Il sodalizio artistico si è distinto per una ricerca intermediale basata sull'integrazione tra fotografia, pittura, performance e sperimentazione tecnologica: un’arte finalizzata a creare un cortocircuito percettivo capace di portare l’osservatore ad una fruizione non passiva.48 Vincitori del Primo Premio “Trevi Flash Art Museum” nel 1996, Giampà e della Gatta hanno partecipato a numerose mostre personali e collettive.49 Il duo ha concluso la collaborazione nel 2009, anno in cui entrambi gli artisti hanno intrapreso percorsi professionali distinti.50 Nello stesso anno, Pino Giampà, Eleonora di Marino e Riccardo Oi fondano Giuseppefraugallery, con l’obiettivo di porre in relazione le problematiche del territorio del Sulcis-Iglesiente con quelle dei linguaggi e dei codici specifici del contemporaneo. 51 Tra i principali progetti portati avanti dal nuovo collettivo spicca la Scuola Civica d’Arte Contemporanea di Iglesias dove Giampà, oltre a ricoprire il ruolo di direttore insieme agli altri membri del gruppo, è docente di "Teoria della percezione e antropologia del gusto".52 Tra il 2013 e il 2014 scrive per Apartofculture.net.53


Riccardo Oi:

Riccardo Oi nasce a Iglesias nel 1990.54 Inizia il suo percorso formativo presso il Liceo Artistico "Remo Branca" della sua città natale, dove consegue il diploma nel 2008. Successivamente si trasferisce a Milano per proseguire gli studi all'Accademia di Belle Arti di Brera. Qui, nel 2013, ottiene il diploma in Arti Visive e Performative, specializzandosi in Arte Contemporanea. Nel 2009, giovanissimo, entra a far parte di Giuseppefraugallery, con il quale collabora tuttora, pur risiedendo attualmente a Londra.55 All'interno del gruppo, Oi contribuisce attivamente ai progetti di pedagogia radicale e resistenza culturale, ricoprendo inoltre il ruolo di co-direttore della Scuola Civica d’Arte Contemporanea di Iglesias.

La sua pratica artistica si distingue, oltre che per un marcato interesse rivolto alle dinamiche sociali, per un profondo legame con il paesaggio post-industriale e le tematiche dell’inquinamento ambientale. Tale ricerca emerge chiaramente nella mostra personale "Fanghi Rossi" (Iglesias, 2010): un'indagine volta a porre in relazione l'estetica effimera dello star system con la tossicità dei residui minerari, qui trasposti in materia espressiva. 56 Più recentemente, la sua indagine si è estesa all’analisi del desiderio erotico nelle arti visive, come testimonia, ad esempio, la sua partecipazione in qualità di relatore all’incontro online "The Love Thyself Conference: Desires, Pleasures & Intimacy". L’evento è stato promosso dalla scena attivista sex-positive di New York in collaborazione con la Scuola Civica di Arte Contemporanea di Iglesias. In tale sede, Oi ha proposto un’analisi storico-critica volta a evidenziare come la percezione del dato erotico sia profondamente influenzata da dinamiche culturali, sociali e politiche57.



42 https://stac-studidartista.com/project/eleonora-di-marino/

43 “Le Associazioni Libere La Maison Rouge / Prima Seconda”, in Atpdiary, 21 ottobre 2012. https://atpdiary.com/le-associazioni-libere/

44 “Parigi. Fanghi rossi in mostra”, in L’Unione Sarda, 17 ottobre 2012, p. 35.

45 https://giuseppefraugallery.blogspot.com/2015/01/eleonora-di-marino-man-nuoro-civil.html

46 https://pinogiampa.blogspot.com/p/about.html

47 https://www.facebook.com/profile.php?id=100072347940233&sk=directory_education

48 N. Pittaluga, “Laura della Gatta balla da sola: L’intervista”, in Art a part of culture, 27 Novembre 2014. https://www.artapartofculture.net/2014/11/27/laura-della-gatta-balla-da-sola-lintervista-

49 Comunicato stampa della mostra “Matia-Allagamenti”, curata da Barbara Martuscello, presso la galleria Mascherino (Roma), ottobre 2004. https://www.exibart.com/evento-arte/matia-allagamenti/

50 Pittaluga N., “Laura della Gatta balla da sola: L’intervista”, cit., s.p.

51 https://pinogiampa.blogspot.com/p/about.html

52 https://scuolacivicaartecontemporanea.blogspot.com/p/blog-page_8513.html

53 https://www.artapartofculture.net/author/pino/

54Comunicato stampa della mostra personale di Riccardo Oi, “Fanghi rossi”, 2010 ttps://www.exibart.com/evento-arte/riccardo-oi-fanghi-rossi/

55 https://www.linkedin.com/in/riccardo-oi-6259b776/

56 https://www.sardegne.com/it/blog/notizie/3334-fanghi-rossi-mostra-personale-di-riccardo-oi-a-iglesias/

57 https://giuseppefraugallery.blogspot.com/2020/05/riccardo-oi-online-love-thyself.html


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  1. Nascita del collettivo: contesto, fondatori, missione

In uno dei contesti più fragili e svantaggiati d’Italia, tra il 2007 e il 2009, prende forma un gruppo di artisti - quasi tutti provenienti dal Liceo Artistico di Iglesias - intenzionati a operare, tramite l’arte contemporanea, nei delicati equilibri sociali e culturali del Sulcis-Iglesiente; «Scalzi e in un certo senso disarmati» irrompono nelle manifestazioni popolari (dal Natale al Carnevale) e, attraverso la pratica performativa, mettono in campo un primo tentativo di intervento diretto sul territorio. È da questo primo nucleo che avrà origine Giuseppefraugallery. Nel luglio del 2009, a seguito dell’attivazione delle prime residenze artistiche e dei workshop di Est’Arte iglesiente,58 Eleonora di Marino, Pino Giampà e Riccardo Oi fondano il collettivo con sede nel villaggio minerario Normann, tra Iglesias e Gonnesa.



Figura 10: Membri del collettivo Giuseppefraugallery: Eleonora di Marino, Riccardo Oi, Pino Giampà.


Qui i tre artisti hanno costituito un’associazione con le poche decine di abitanti del villaggio per prendersi cura del territorio e dei siti di archeologia industriale locale.59 Il nome è già indicativo dello stretto legame con il contesto territoriale: Giuseppe Frau era un minatore che lasciò l’impronta delle sue mani e la sua firma, insieme a quelle di altri operai, in una parete della miniera di carbone a Serbariu; “gallery”, invece, si riferisce alle gallerie minerarie e al contempo, con un gioco di parole, nega lo spazio della galleria d’arte, come si può intuire dall’affermazione di Giampà: «una galleria di estrazione piuttosto che una di esposizione». Giuseppefraugallery si costituisce con l’idea di creare «un’impresa fra spazio no profit, centro di ricerca e collettivo di artisti».60 Le prime azioni sono connotate da una forte politicizzazione - nel 2010 il gruppo tenta anche una candidatura con Sinistra Ecologia e Libertà61- che porta avanti la denuncia delle condizioni di lavoro dopo la chiusura dell’industria mineraria, e quelle del territorio del Sulcis stesso, compromesso dai veleni degli impianti dismessi e mai bonificati. Progressivamente l’attivismo migra dalla denuncia all’azione sociale, improntata in particolare alla pedagogia radicale, fino ad arrivare nel 2014 alla nascita della Scuola Civica d’Arte Contemporanea di Iglesias: un’opera d’arte pubblica pensata per offrire occasioni di formazione soprattutto alla popolazione locale, attraverso lezioni di storia e fondamenti teorici dell’arte, incontri con artisti, collezionisti e altre personalità del settore.62

Una condizione fondamentale alla base della pratica artistica del collettivo è il radicamento nel territorio e nella comunità. L'obiettivo è farsi portavoce della realtà in cui opera, realizzando progetti capaci di intercettare le istanze locali e attivando percorsi che, tramite l’arte, permettano alla comunità stessa di esprimersi. Tale processo, secondo gli artisti, inizia proprio con l’abitare il contesto: 63 «Risiedere, andare realmente a vivere in quella comunità con cui desideriamo collaborare: osservare, ascoltare, comprendere e, soprattutto, non presentandosi in virtù di opere e progetti da realizzare». Secondo il collettivo, radicarsi significa inserirsi nel territorio senza pretese e con spirito di servizio che, però, deve sempre rimanere critico. Con ciò non si intende che l’azione di radicamento debba essere passiva, anzi, l’intento è quello di contribuire ad un miglioramento reale, in particolare nella cooperazione e nelle relazioni sociali. È importante, a tal proposito, che gli artisti, quali interpreti delle necessità delle comunità locali, non si pongano nell’ottica di un’élite portatrice di saperi ma in quella di collaborazione e partecipazione. 64

Un'analisi critica dell'azione del collettivo Giuseppefraugallery non può dunque prescindere da una, seppur breve, disamina del panorama storico e socio-economico del luogo in cui la sua pratica si è radicata. Il Sulcis-Iglesiente rappresenta uno dei casi più emblematici di trasformazione territoriale e sociale nel contesto sardo. Come documentato nella storiografia curata da Manlio Brigaglia, lo sviluppo dell'area è stato indissolubilmente legato alla "scoperta" e allo sfruttamento intensivo del bacino carbonifero e metallifero, che tra fine dell'Ottocento e inizi del Novecento ha agito da potente catalizzatore per l'ingresso della Sardegna nella modernità industriale. 65 Questo scenario ha vissuto una fase di accelerazione straordinaria durante il periodo tra le due guerre, quando le necessità di autarchia dello Stato spinsero verso una "colonizzazione industriale" del territorio, culminata con la fondazione di Carbonia nel 1938.66 Tuttavia, il successivo declino del primato minerario avvenuto a partire dal secondo dopoguerra, ha innescato una crisi profonda, che ha portato a parlare dagli anni Settanta di dismissioni e di alternative alla monocultura mineraria, fino ad arrivare alla cessazione delle attività del settore all’inizio degli anni Novanta. Tale crisi ha inoltre avuto come conseguenza numerose storie di lotta e occupazione dei lavoratori del settore. Le alternative offerte per far fronte all’imponente emergenza occupazionale scaturita dalla chiusura delle miniere sono state essenzialmente due: la prima prevedeva il prepensionamento o la ricollocazione delle maestranze in diversi impianti industriali (alcuni dei quali di nuova fondazione), la seconda mirava a “valorizzare” le potenzialità della storia, dell’archeologia industriale e del territorio del Sulcis-Iglesiente. 67 L'epopea mineraria non ha solo modellato il paesaggio, ha forgiato un'identità collettiva basata sul lavoro nel sottosuolo, tutelata (o almeno così dovrebbe essere) come patrimonio dall'UNESCO attraverso il Parco Geominerario storico e ambientale della Sardegna 68, creato nel 1998. 69

Ancora oggi l’area del Sulcis si presenta come una realtà territoriale fragile, dove il tentativo di riconversione verso il settore terziario si scontra con le pesanti eredità ambientali.70 Secondo i più recenti dati dell’ISTAT e delle elaborazioni provinciali (2023), il tasso di occupazione della popolazione compresa tra i 20 e i 64 anni nella Provincia del Sud Sardegna si attesta intorno al 56,4%, mentre il tasso di mancata partecipazione al lavoro non supera il 22,3%. Si tratta dei valori peggiori dell’intera regione, a conferma della persistente difficoltà del mercato del lavoro locale. Ancora più preoccupante è il dato relativo all’occupazione giovanile, ferma al 23,2 % nella fascia 15–29 anni, che segnala la difficoltà dei giovani nel trovare un impiego stabile e coerente con i propri percorsi formativi. 71 Tale panorama socio-economico ha inciso profondamente anche sul piano culturale ma allo stesso tempo ha favorito la nascita di esperienze collettive e auto-organizzate. In un contesto percepito come periferico, la produzione artistica si è configurata spesso come atto di resistenza e strumento di riappropriazione identitaria: una risposta alla marginalità economica attraverso la costruzione di nuovi spazi di socialità e creatività, tra cui citiamo -oltre al collettivo oggetto d’esame- almeno l’associazione Cherimus 72 (in sardo “desideriamo”), composta da un gruppo di artisti e professionisti sardi e non, con sede nel paese di Perdaxus, che vede nell’arte contemporanea uno strumento utile allo sviluppo socio-culturale del territorio e che mira a creare un ponte fra la Sardegna e il resto del Mediterraneo, dell’Africa e dell’Europa. 73

Il villaggio Normann, dove Giuseppefraugallery risiede, è pienamente inquadrabile in tale contesto. Si tratta di un insediamento costruito tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo dalla società Gonnesa Mining Company Ltd e prende il nome dallo scopritore dell’omonimo giacimento, Edward Normann, direttore della miniera tra il 1867 e il 1881. È difficile ricostruirne la storia con precisione; probabilmente, le poche case che costituiscono il villaggio, immerse ancora oggi tra pini e lecci, dovevano essere in origine destinate ad ospitare uffici e magazzini della società mineraria e alla residenza di alcuni impiegati. Nel corso del tempo gli uffici sono stati trasferiti a valle presso la miniera di San Giovanni, dove si trovava la nuova sede della principale attività produttiva, e i vecchi immobili sono stati convertiti in abitazioni. A queste ultime, poi, se ne sono aggiunte altre, insieme ai primi servizi. Secondo la regola allora vigente della separazione fra classi, la società Gonnesa Mining Company Ltd destinò il villaggio ai dirigenti e, ai minatori, invece, furono assegnate le case operaie nella vicina miniera di San Giovanni e del borgo operaio di Ceramica, l'odierna Bindua. Attualmente Normann è una piccola frazione appartenente al comune di Gonnesa, una zona turistica che rappresenta un interessante esempio di archeologia industriale. Tra gli edifici principali di carattere pubblico si trova la casa del Direttore conosciuta come “Villa Stefani”74, la chiesetta di San Giovanni Battista, la foresteria degli scapoli, lo spaccio e il circolo impiegati. Il villaggio ad oggi conta una ventina di nuclei familiari, ospitati in case ex-minerarie, ormai acquistate dai residenti. Gli unici edifici di proprietà pubblica invece -sebbene siano quelli che meriterebbero maggior tutela- risultano in grave stato di abbandono; tra questi, Villa Stefani e lo Spaccio Circolo impiegati, sono stati dichiarati dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali della Sardegna «di interesse culturale, storico e artistico particolarmente importante ai sensi dell’art.10 comma 1 del D.Lgs. 22/01/2004 n.42 e s.m.i.». A differenza degli altri centri di fondazione dell’isola interessati da una riconversione economica che ha permesso agli abitanti di trovare altre fonti di sostentamento, i villaggi minerari hanno subìto la trasformazione in vere e proprie “ghost town”, di cui la Sardegna, e in particolare l’iglesiente, è oggi disseminata. Il motivo principale risiede nell’iniziativa privata e nella precarietà imposta dal rapido mutare delle condizioni economiche e produttive. Gli enti locali non sono stati in grado di portare avanti un progetto efficace né hanno avuto a disposizione le risorse umane e finanziarie per arrestare o convertire tale processo.75



Figura 11: Giuseppefraugallery, Speculum Naturale / Speculum Historiale, 2020.


Tra le operazioni artistiche portate avanti dal collettivo all’interno del villaggio menzioniamo almeno Speculum Naturale / Speculum Historiale e Ripristinare un luogo, restituire un paesaggio. Il primo caso rappresenta un intervento ambientale operato dagli artisti del collettivo su Villa Stefani, struttura-emblema del villaggio minerario, su richiesta dell’associazione Villaggio Normann ODT, in attesa della messa in sicurezza dell’edificio e di un futuro restauro. Si tratta di un’operazione di arte pubblica partecipata che ha coinvolto attivamente gli abitanti: competenze professionali, sensibilità e memorie personali hanno concorso all’ideazione e alla realizzazione dell’opera, della quale la comunità non è semplice destinataria, ma soggetto attivo e co-autrice.


Figura 12: Giuseppefraugallery, dettaglio Speculum Naturale / Speculum Historiale, 2020.

 L’intervento, che mira a una rivalutazione estetica e una riflessione storica e sociale, è consistito nell’istallazione di tre specchi in acrilico infrangibile in un’intelaiatura di legno naturale incassata nelle cornici murarie del portone e delle due finestre al piano terra. Le strutture sono fissate per incastro, removibili, e la loro collocazione non ha richiesto opere murarie né comportato la rimozione delle assi preesistenti. La villa, pur rimanendo inaccessibile, restituisce tramite le superfici

riflettenti il paesaggio circostante - natura, cielo, case, passanti - e suggerisce una domanda implicita: «cosa vediamo quando guardiamo il nostro territorio? E, soprattutto, siamo pronti a riconoscerci in esso?». Speculum Naturale / Speculum Historiale trasforma una testimonianza di abbandono in un’opera che intende stimolare la coscienza critica rivelando come ogni luogo porti con sé memoria e opportunità.76 Nel secondo caso, Ripristinare un luogo, restituire un paesaggio, il collettivo ha avviato un’azione di pulizia e riqualificazione di due spazi simbolo del villaggio minerario in evidente stato di abbandono: l’Alloggio degli scapoli e il Belvedere Normann - quest’ultimo verrà approfondito in seguito in un paragrafo dedicato -; «un gesto concreto di cura» concepito non come sostitutivo delle competenze istituzionali ma come «atto di responsabilità condivisa». 77

Giuseppefraugallery, scegliendo di radicarsi in un contesto segnato da vicende complesse che condensano esperienze, contraddizioni e nuove prospettive, si pone in un’ottica del “fare politico” della pratica artistica.78 L’azione di radicamento risulta dunque necessaria in funzione dell’attivismo politico dell’arte per la comunità, affinché le operazioni di arte pubblica possano realmente contribuire ai processi di sviluppo sociale: «il nostro è un fare costruttivo ma anche rivendicativo, cerchiamo di non portare l’arte in un’area di contestazione e opposizione permanente, ma di farle assumere un ruolo politico nel territorio, diventando così una realtà rappresentativa di quest’ultimo». La dimensione politica delle operazioni di carattere estetico coincide dunque, per gli artisti di Giuseppefraugallery, con progetti che mirano alla presa di coscienza della comunità stessa; lo dimostrano alcuni esempi - non approfondibili in questa sede - che hanno riguardato il sostegno ai presidi operai, azioni per contrastare lo spopolamento fino all’interesse per il tema ecologico. 79 Menzoniamo almeno RockBus Museum (2010-2011), opera che trasforma un pullman - sede del presidio dei lavoratori ex Rockwool di Iglesias - in un'infrastruttura culturale mobile e politica. Superando il concetto tradizionale di museo, il bus diventa uno spazio autogestito di resistenza dove mostre, concerti e dibattiti creano un archivio vivo della lotta operaia80. Un altro esempio che verte, invece, sul tema ecologico è il già citato intervento Bétile, realizzato da Di Marino all’interno del progetto artistico di Giuseppefraugallery.

Il collettivo si definisce, inoltre, radicale: «nei processi di radicamento l’arte viene a trovarsi in una dimensione politica e, nei territori più difficili, ad assumere una posizione radicale. Politica in quanto è impegnata nell’azione di contribuire alla presa di coscienza della comunità stessa. Radicale perché viene inserita in un processo di liberazione e di trasformazione della realtà concreta». La parola d’ordine è partecipazione, intesa come scambi di saperi in grado di creare relazioni attraverso esperienze culturali, artistiche, ma anche politiche e sociali.

Un'altra condizione necessaria allo sviluppo dei processi di radicamento e di mediazione auspicati dai membri di Giuseppefraugallery è la previsione di tempi lunghi, influenzati da diverse variabili, ambientali e politiche; condizione che si lega all’esigenza di svincolare i progetti artistici da bandi e finanziamenti che imporrebbero limiti temporali e procedurali stabiliti a priori: «le azioni che noi decidiamo di portare avanti non aspettano un’ispirazione istituzionale, ma nascono in qualsiasi momento e non a qualsiasi condizione: a volte devono essere portate avanti con urgenza, altre con tempi di maturazione molto lunghi, anche di anni».81

Come evidenzia Ladogana, nel caso di Normann, la sinergia del collettivo con l’associazione villaggio, ha contribuito in forma di lavoro volontario all’esigenza degli artisti di svincolare i progetti dalla necessità di dipendere da finanziamenti specifici 82. È interessante notare, a tal proposito, che uno dei punti dello statuto dell’associazione Villaggio Normann ODV riporta un riferimento esplicito al sostegno e alla promozione di forme di residenza e ospitalità diffusa «attraverso l’apporto dell’arte pubblica come strumento di lettura e reinterpretazione della realtà». 83

Per completezza, tra le principali attività del collettivo si segnalano, oltre la già citate, il progetto CIVICA - Arte pubblica e partecipata al mercato civico di Iglesias (2016-2019); la presenza alla mostra “Sardegna contemporanea, spazi, archivi e produzioni” al Man di Nuoro (2018); la partecipazione a “The Indipendent Nesxt” al MAXXI di Roma (2018); La processione delle pietre presso la Galleria La Veronica a Modica (Ragusa, 2019);84 l’esposizione alla mostra “La terra è bassa. 10 luoghi per 10 progetti” a cura di Alessandra Pioselli, presso Farmacia Wurmkos a Sesto San Giovanni (Milano 2019); 85 “Resistenze! Spunti, appunti, riflessioni, esperienze e speranze per un processo alternativo di azione e partecipazione capace di generare un cambiamento nei contesti sociali in cui si opera”; Forum dell'Arte Contemporanea organizzato da Giuseppefraugallery/Scuola Civica Arte Contemporanea (2020); PUBBLICA- Incontri d’arte contemporanea per la comunità (dal 2021); “Architettura sensibile e arte pubblica nei contesti – Giornate del respiro” Fluminimaggiore (Sud Sardegna, 2021); “Gramsci Campo Sud – Pedagogie planetarie, MACC, Calasetta (dal 2021); Lezioni aperte – Lezioni pubbliche d’arte contemporanea per la comunità, Scuola Civica d’Arte Contemporanea, Iglesias (dal 2021); 86 L’erbario di Normann, un murale all’interno del Villaggio minerario Normann (Gonnesa, 2023); la partecipazione a “LAB/ArtVerona”, a cura di Giulia Floris, Verona (2023); “Ci sono domande dal pubblico? c/o Tomorrows. Notes on the Future of Earth”, Verona (2023); Pace, insegna luminosa su Villa Stefani, Villaggio Minerario Normann, (Gonnesa 2024); Belvedere di Normann, spazio artistico comunitario: Progetto di riqualificazione di Francesco Careri ideato e realizzato insieme ai volontari di Villaggio Normann ODV e al collettivo Giuseppefraugallery.87


58 https://giuseppefraugallery.blogspot.com/2011/12/gli-esordi-in-un-territorio-ostile-e.html

59 E. Carbone, “Stati di aggregazione in Sardegna. Tra formule storiche e crew contemporanee”, in Quadriennale - Quaderni dell'arte italiana, n. 5, Roma, 2023, https://quadriennalediroma.org/stati-di-aggregazione-in-sardegnatra-formule-storiche-e-crew-contemporanee/.

60 Intervista al Collettivo a cura di A. Pioselli, “Giuseppefraugallery: il fare politico come pratica di radicamento”, in CheFare.com, 2022, https://www.che-fare.com/articoli/giuseppefraugallery-politico-pratica-radicamento-sulcis.

61 Con lo slogan “Volevate i giovani? Ecco i giovanissimi”, gli artisti del collettivo Giuseppefraugallery (Eleonora Di Marino, Alessio Farris, Enrico Usai, Verdiana Siddi) scendono in campo alle elezioni amministrative per il Comune di Iglesias e per la Provincia. La candidatura viene concepita da Giuseppefragallery come una reality performance: un’azione che assume le forme e i dispositivi della competizione elettorale per trasformarli in spazio di sperimentazione artistica, critica e sociale. Per l’occasione, la sede del collettivo viene trasformata in un vero e proprio ufficio elettorale, concepito come spazio espositivo e operativo allo stesso tempo. Qui vengono documentate tutte le fasi della campagna — manifesti, volantini, video, materiali d’archivio — trasformando il processo stesso in un’opera nella quale la comunicazione politica, la pratica artistica e l’attivazione sociale si sovrappongono e si contaminano.

62 M. Deiana, “2000”, cit., pp. 166-167.

63 Intervista al Collettivo a cura di A. Pioselli, “Giuseppefraugallery: il fare politico come pratica di radicamento”, cit., s. p.

64 Collettivo Giuseppefraugallery, “Radicata, radicale, politica: una scuola civica d’arte contemporanea come piattaforma di mediazione sociale”, in Arte e spazio pubblico, cit., pp. 286-290.

65 G. Fois, “La Sardegna “italiana””, in Storia della Sardegna. Dalla preistoria ad oggi, a cura di M. Brigaglia, Cagliari, Edizioni Della Torre, 2017, pp. 271-286.

66 M. Brigaglia, Storia della Sardegna. Dalla preistoria ad oggi, Cagliari, Edizioni Della Torre, 2017,

p. 268.

67 F. Bachis, “Ambienti da risanare. Crisi, dismissioni, territorio nelle aree minerarie della Sardegna sud-occidentale” in Antropologia, Vol. 4, n. 1 n.s., aprile 2017, pp.139-142.

68 Il Parco copre una superficie di 3.800 kmq, suddivisa in 8 aree storiche minerarie, ciascuna con le relative prerogative geografiche e produttive, le proprie testimonianze dell’attività mineraria e le specifiche emergenze archeologiche, dal nord al sud dell’Isola (dalla Gallura al Sulcis, passando per l’Argentiera, il Guspinese e l’Iglesiente); 81 su 377 comuni sardi sono compresi nel Parco. Per ulteriori informazioni si rimanda al sito del Parco https://parcogeominerario.sardegna.it/

69 L. Azara, E. Betti, “Fonti orali per la storia del lavoro nel Parco Geominerario della Sardegna: Orgoglio identitario e nostalgia”, in Storicamente, vol. 14 (2018), n. 47, pp. 1-3. https://storicamente.org/azara-betti-parco-geominerario-sardegna

70 F. Bachis, “Ambienti da risanare. Crisi, dismissioni, territorio nelle aree minerarie della Sardegna sud-occidentale”, cit., pp. 139-142.

71 ISTAT, BES territoriale Regione Sardgna, 2024, Roma, ISTAT, 2024, pp. 12-13.

72 L’associazione -che ha in più occasioni collaborato con Giuseppefraugallery- nasce nel 2007 da una comunione di intenti di Emiliana Sabiu, Marco Colombaioni e Matteo Rubbi, ma negli anni ha accolto artisti di varie discipline a seconda dei progetti portati avanti. La manifestazione più rappresentativa del gruppo, “Caro Giacomo”, ha luogo ogni anno dal 2008 nella stessa Pedraxus in occasione della festa patronale dedicata a San Giacomo e ospita artisti, filmmaker, fotografi trasformando un contesto rurale in un luogo di produzione creativa e confronto, creando una sinergia fra la comunità internazionale dell’arte e la comunità del luogo. Per ulteriori approfondimenti si rimanda al sito dell’associazione https://www.cherimus.net/

73 M. Deiana, “2000”, cit., pp. 159-168.

74 dal cognome dell’ultimo direttore della miniera, https://www.arte.it/notizie/italia/l-altro-volto-della-sardegna-da-pau-a-gonnesa-tra-ossidiana-nuraghi-ex-villaggi-minerari-e-land-art-22424

75 https://villaggionormann.it/villaggio/

76 https://giuseppefraugallery.blogspot.com/2020/09/speculum-naturale-specchio-della-natura.html

77 https://giuseppefraugallery.blogspot.com/2012/04/carlo-spiga-rifugio-sgabutzo.html

78 Intervista al Collettivo Giuseppefraugallery a cura di A. Pioselli, “Giuseppefraugallery: il fare politico come pratica di radicamento”, cit., s. p.

79 R. Ladogana, Isole, arte, spazio pubblico, cit., p. 93.

80 https://giuseppefraugallery.blogspot.com/2011/05/rockbus-museum-2010-2011.html

81 Intervista al Collettivo a cura di A. Pioselli, “Giuseppefraugallery: il fare politico come pratica di radicamento”, cit., s. p.

82 R. Ladogana, Isole, arte, spazio pubblico, cit., p. 93.

83 https://villaggionormann.it/statuto/

84 Arte e spazio pubblico, a cura di Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività Culturali, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, Milano 2023, p. 519.

85 Comunicato Stampa della mostra “La terra è bassa. 10 luoghi per 10 progetti” a cura di Alessandra Pioselli, presso Farmacia Wurmkos, Milano 2019.

86 Arte e spazio pubblico, a cura di Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura cit., p. 519.

87 https://giuseppefraugallery.blogspot.com


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    1. Scuola Civica di Arte Contemporanea di Iglesias

La Scuola Civica d’Arte Contemporanea viene fondata da Giuseppefraugallery a Iglesias nel 2014. Si tratta, come scrive Deiana di un’«attività-opera d’arte»88 dedita alla ricerca e alla formazione. L’obiettivo del progetto, perseguito attraverso il coinvolgimento della comunità e l’ideazione di interventi d’arte pubblica e sociale, è contribuire alla definizione del futuro del territorio mediante modelli di sviluppo innovativi e operazioni che stabiliscano un dialogo diretto con le istanze locali.89 Secondo Ladogana, tale iniziativa rappresenta la testimonianza più significativa della centralità che il collettivo attribuisce alla didattica nell’ambito delle proprie pratiche. La Scuola è concepita come una vera e propria opera d’arte pubblica donata alla città: un esperimento di pedagogia radicale volto a favorire, in forma gratuita, l’incontro tra il tessuto sociale, i linguaggi e le personalità dell’arte contemporanea, compresi il mondo accademico e le istituzioni museali. 90 I riferimenti teorici su cui si fonda Giuseppefraugallery sono da ricercarsi a cavallo tra Gramsci e Paulo Freire. Considerando le metodologie didattiche tradizionali incapaci di scardinare l’inadeguata dicotomia gerarchica maestro-allievo, il collettivo riconosce nella declinazione pedagogica radicale «giocoforza» l’unica possibilità per rendere l’arte un mezzo in grado di apportare cambiamenti positivi nella realtà in cui opera. L’intenzione, lontana dall’idea di una «via a senso unico», è quella di condividere strumenti utili a rafforzare un senso critico e, in questa modalità, gli artisti sostengono: «la condivisione si rivela sempre uno scambio».91 Un aspetto centrale nella scelta di adottare tale impostazione risiede nel riconoscimento del valore epistemico dei saperi non istituzionalizzati, quali esperienze del vissuto e memorie sociali. Più volte tali competenze hanno comportato, all’interno della Scuola Civica, effetti di destabilizzazione rispetto a quadri teorici e metodologici tendenzialmente ritenuti acquisiti dal collettivo, generando un cambiamento nelle traiettorie d'indagine e nelle forme stesse dell’intervento artistico e pedagogico. Secondo tale orientamento dunque, l'atto di apprendere non si esaurisce nell'acquisizione di nuove competenze, ma in un processo di riorganizzazione critica dei propri strumenti interpretativi.92


Figura 13: Giuseppefraugallery, Scuola Civica d'Arte Contemporanea di Iglesias, 2014-oggi.


 L’attività della scuola ha carattere permanente: secondo il collettivo, infatti, affinché gli interventi di arte pubblica si inseriscano realmente nelle dinamiche socio-culturali del territorio, è necessario che non siano sporadici, pretestuali o finalizzati alla singola opera, ma che procedano secondo quel principio di radicamento già più volte richiamato. Tale continuità risulta fondamentale nell’intenzione di «assistere l’arte contemporanea in quel difficile ritorno verso quelle comunità che gli artisti hanno dovuto abbandonare in favore dei grandi centri». In quest'ottica, trasformare i progetti in presidi permanenti significa ovviare alle criticità che potrebbero scaturire dal formare una comunità estranea ai linguaggi del contemporaneo; senza una presenza costante, il rischio sarebbe quello di un’azione frustrante e controproducente che, nei casi estremi, porterebbe alla "dematerializzazione" non solo dell’opera, ma della figura stessa dell'artista. Più i presidi nascono dal basso — attraverso l’interazione tra artisti, curatori, associazioni e residenti maggiore risulta l'efficacia dell'intervento; in tale prospettiva, il rapporto diretto con la popolazione diventa prioritario in virtù della natura intrinsecamente politica del gesto.93

Lo stesso concetto è espresso e approfondito dal critico Pietro Gaglianò, che riconduce l’efficacia pedagogica alla condivisione diretta tra gli artisti e le soggettività coinvolte: «grazie al fatto che gli uni e le altre esperiscono la mutualità e la vivacità dell’apprendimento. Tutti questi protagonisti sono immersi nell’energia reciproca del patto educativo, soprattutto quando il progetto è stato concepito specificamente per un dato contesto sociale, per un gruppo con caratteristiche culturali, linguistiche e relazionali ben precise».94

La Scuola Civica d’Arte Contemporanea è definita da Giuseppefraugallery come uno spazio aperto, privo di programmi fissi o requisiti formali: masterclass, laboratori e residenze si sviluppano in base ai contesti, affrontando tematiche trasversali che spaziano dalla riqualificazione urbana alla cura del paesaggio-ambiente, fino all’economia di pace. Tra le motivazioni che hanno spinto il collettivo a fondare la Scuola emerge la volontà di allontanarsi dall’imposizione di un linguaggio "coloniale" dell'arte contemporanea; l’intento, al contrario è quello di rendere tale disciplina più vicina e accessibile, come si evince dalle parole degli artisti: «Il linguaggio dell’arte contemporanea è semplice, ma è stato spesso reso complesso da sovrastrutture culturali che lo hanno allontanato dalle persone. Noi cerchiamo di riaprire quel varco». L'obiettivo del collettivo è rispondere ai bisogni reali della comunità, migliorando i luoghi e incoraggiando le relazioni, come specifica affermando «Non vogliamo un’economia predatoria, turistica o di passaggio, ma un modello etico capace di dare identità alle comunità. L’arte è utile quando sa rigenerare, prima ancora dei luoghi, le persone».95

Secondo Giuseppefraugallery, la Scuola Civica d’Arte Contemporanea si è dimostrata un’iniziativa efficace in quanto legata non a un luogo specifico, bensì alla propria identità e a un’azione primariamente educativa. Quest’ultima risulta cruciale nel confronto con una materia, come già scritto, spesso percepita come ostica o ermetica. Alla base del progetto risiede la ferma convinzione che l’arte contemporanea rappresenti uno strumento ottimale per l’attivazione di processi creativi e modelli di sviluppo innovativi, oltre che per l’acquisizione di una profonda coscienza sociale. In tale ottica, la Scuola intende offrire alla comunità un dispositivo critico utile non solo all’esegesi dell'opera, ma alla lettura della realtà stessa, capace di incidere sulla dimensione collettiva partendo da quella individuale.

In occasione del Forum dell’arte contemporanea (Prato, 2015), il gruppo di artisti ha ribadito la distanza che intercorre tra un sistema dell’arte spesso autoreferenziale - nonostante le aspirazioni partecipative - e il tessuto socio-economico territoriale. Per superare tale frattura, Giuseppefraugallery propone di ripensare la figura dell’artista, estendendone il campo d’azione alla sfera civile e investendolo di una funzione pedagogica ritenuta intrinseca alla sua natura. Quella educativa è infatti una veste che l’artista già ricopre formalmente nelle istituzioni accademiche, ma che, nella visione del collettivo, si manifesta soprattutto nei meccanismi di diffusione del fare artistico, dove l'opera e l'autore si configurano come modelli di ispirazione e strumenti di analisi del reale.

Oltre agli insegnamenti dedicati ai linguaggi e ai codici della contemporaneità, l’offerta didattica propone una rilettura della storia dell’arte a partire dalle sue origini, analizzando l’evoluzione dei ruoli che l'arte e gli artisti hanno interpretato nel corso dei secoli. Inoltre è stato creato ex-novo, all’interno del piano formativo, un corso intitolato “Teoria della percezione e Antropologia del gusto”, volto a connettere l'esperienza estetica alla dimensione del vissuto quotidiano. Completano il percorso diversi laboratori, tra cui spicca quello dedicato alle risorse didattiche 2.0: in questa sede, sono gli studenti stessi a occuparsi della sistematizzazione di materiali e immagini sul web, della strutturazione dei portfolio relativi agli artisti in residenza e della creazione di database online per la mappatura del sistema dell'arte (riviste di settore, gallerie, spazi indipendenti e curatori). Tale attività, superando la mera funzione pedagogica, si pone l’obiettivo di preservare la traccia delle esperienze artistiche sul territorio, trasformando la partecipazione collettiva in memoria storica.96 Come afferma Di Marino, le residenze sono «la chiave di volta» del percorso formativo: almeno una volta al mese artisti, curatori, storici dell’arte e galleristi giungono presso la scuola per formare e per formarsi; sono ospitati nella sede del collettivo, nella proprietà di Giorgio Viganò o nelle case degli studenti. Agli ospiti delle residenze sono garantiti le spese di viaggio, la pensione completa ed eventuali costi di produzione. Ad oggi sono stati ospitati i seguenti nomi: Simone Berti, Andrea Bruciati, Roberto Cascone, Ettore Favini, Luca Francesconi, Silvia Hell, Renato Leotta, Domenico Antonio Mancini, Namsal Siedlecki, Simeone Crispino (Vedova Mazzei), Stefano Boccalini 97 , Flavio Favelli e Francesco Careri. 98 Un semestre l'anno, inoltre, tramite bando pubblico, viene attivata una Masterclass rivolta ad artisti, curatori, studenti e alla comunità locale.99

Nel novembre 2016 il gruppo Giuseppefraugallery e la Scuola Civica d’Arte Contemporanea di Iglesias sono stati ospiti al “Nesxt Independent Art Festival di Torino”, un network internazionale che si rivolge al panorama artistico no profit e coinvolge associazioni, artist run spaces e collettivi. Per l’occasione Giampà, Di Marino e Oi hanno realizzato un dispositivo audio-didattico che raccoglie testimonianze di artisti e curatori che sono stati ospiti della Scuola. Tramite la loro voce, questi ultimi, sono stati invitati a raccontare o un’opera a cui si sentivano particolarmente legati o che consideravano centrale nel loro percorso.100 Sempre nel 2016, la Scuola è stata dotata dai tre artisti di una piccola Biblioteca civica dell’arte contemporanea che mette a disposizione di tutti oltre cento titoli, tra libri, cataloghi e riviste, consultabili gratuitamente101.

Figura 14: Biblioteca Civica dell'arte contemporanea (Scuola Civica di Arte Contemporanea di Iglesias),

dal 2016.


Dal 2017 la Scuola organizza manifestazioni periodiche come PUBBLICA – Incontri d’arte contemporanea per la comunità e Lezioni Aperte – Corso pubblico d’arte contemporanea. 102 Il progetto PUBBLICA, curato dal collettivo, nasce a Iglesias nell’estate dello stesso anno con l’obiettivo di offrire un libero spazio di confronto sul sistema dell’arte nazionale e internazionale. Gli incontri coinvolgono sia addetti ai lavori sia semplici cittadini, rendendo questi ultimi parte integrante e attiva nel dibattito sull’Arte Pubblica. Le lezioni si svolgono in piazza - lontano dai luoghi tradizionalmente deputati all’arte - e sono guidate dai docenti della Scuola o da illustri visiting professor. Tra il 2018 e il 2019, PUBBLICA si è spostata a Quartu Sant’Elena per un progetto di PCTO (alternanza scuola-lavoro) organizzato dall'Istituto "G. Brotzu" e patrocinato dal Comune. In questa occasione, gli studenti del Liceo Artistico hanno curato l'intero processo produttivo: dalla realizzazione di dispositivi di proiezione e totem informativi alla progettazione grafica, fino alla documentazione video-fotografica. Tali dispositivi sono stati installati dagli stessi ragazzi nei siti storici della città sotto il coordinamento dei professori Pino Giampà e Tullio Tidu. Dopo la sospensione del 2020 dovuta alla pandemia, nel 2021 PUBBLICA è tornata in una veste rinnovata. L'edizione, svoltasi online, ha visto gli allievi protagonisti assoluti; in totale autonomia, hanno presentato e intervistato artisti come Ruben Montini, Sara Enrico e Flavio Favelli. Per giungere a questo risultato, gli studenti hanno seguito un percorso formativo focalizzato sulle tendenze del contemporaneo, sulle strategie di comunicazione e sulle metodologie di ricostruzione storico-critica del percorso di un artista, suddividendosi in gruppi di lavoro basati sulle attitudini individuali.103


Figura 15: Giuseppefraugallery/Scuola Civica di Arte Contemporanea di Iglesias,

PUBBLICA Incontri d’arte contemporanea per la comunità (dal 2017).



 Grazie all’azione formativa della Scuola Civica d’Arte Contemporanea di Iglesias, Giuseppefraugallery è stato inserito nei “Luoghi del Contemporaneo” (2020), un progetto promosso dalla Direzione generale Creatività contemporanea del Ministero della cultura per la mappatura e la promozione della rete dei luoghi dell’arte contemporanea in Italia. L’iniziativa comprende una piattaforma online in continuo aggiornamento che raccoglie «qualunque spazio, pubblico o privato, istituzionale o indipendente, con identità strutturata di luogo dedicato alla promozione, esposizione e valorizzazione dell’arte contemporanea» e rappresenta la prima ricognizione di carattere istituzionale, attuata dal MiC, esclusivamente dedicata alle realtà del contemporaneo nella nazione.104


88 M. Deiana, “2000”, cit., pp. 166-167.

89 P. Giampà (Giuseppefraugallery), “Avere cura di una società”, in Forum dell’Arte Contemporanea Italiana (Wordpress), 21 maggio 2020. https://forumartecontemporanea.wordpress.com/2020/05/21/giuseppefraugallery-avere-cura-di-una-societa/

90 R. Ladogana, Isole, arte, spazio pubblico Interventi di arte ambientale in Sardegna e in Sicilia, cit.,

pp. 95-96.

91 Intervista al Collettivo a cura di A. Pioselli, “Giuseppefraugallery: il fare politico come pratica di radicamento”, cit., s. p.

92 Intervista a cura di chi scrive.

93 Collettivo Giuseppefraugallery, “Radicata, radicale, politica: una scuola civica d’arte contemporanea come piattaforma di mediazione sociale”, cit., pp. 287-290.

94 P. Gaglianò, La sintassi della libertà. Arte, pedagogia, anarchia, Prato, Edizioni Gli Ori, 2020, p. 204.

95 S. Brughitta, “Senza bandi padroni: il collettivo Giuseppefraugallery e l'arte che prende posizione”, in Italia che cambia, 7 Luglio 2025. https://www.italiachecambia.org/2025/07/giuseppefraugallery-arte-sulcis/

96 Relazione del collettivo Giuseppefraugallery/Scuola Civica Arte Contemporanea Iglesias, “Quali docenti? L'esperienza come risorsa”, in Forum dell'Arte Contemporanea italiana, Prato 2015, Tavolo F5. https://scuolacivicaartecontemporanea.blogspot.com/2015/09/forum-dellarte-contemporanea-italiana.html

97 R. Vanali, XXI Arti visive in Sardegna nel terzo millennio, Cagliari, Edizioni la Zattera, 2022, pp. 226-228.

98 https://giuseppefraugallery.blogspot.com/

99 https://www.retedeldono.it/progetti/giuseppefraugallery/scuola-civica-arte-contemporanea

100 https://scuolacivicaartecontemporanea.blogspot.com/2016/10/la-scuola-civica-darte-contemporanea-al.html

101 https://giuseppefraugallery.blogspot.com/2016/06/biblioteca-civica-dellarte-contemporanea.html

102 https://www.retedeldono.it/progetti/giuseppefraugallery/scuola-civica-arte-contemporanea

103 T. Tidu, “L’emergenza della didattica”, QUADERNI ANISA, 2022, s. p.

104 https://luoghidelcontemporaneo.cultura.gov.it/esplora/giuseppefraugallery/


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    1. Progetto CIVICA

Nel 2015 Giuseppefraugallery ha avviato un’azione di recupero del Mercato Civico di Iglesias trasformando lo stabile pubblico in uno spazio di aggregazione e scambio relazionale per la comunità. Parallelamente, l’intervento si è posto l’obiettivo di rendere tale struttura un polo nevralgico culturale e del commercio locale, al fine di valorizzare le professionalità e le produzioni del territorio.105

Il progetto CIVICA – Percorsi di arte pubblica e partecipata al Mercato Civico di Iglesias, è stato promosso dal Comune (Assessorati alla Cultura e alle Attività Produttive) e dal CO.CI.M. (Consorzio Civico Mercato). Il coordinamento generale, oltre che al collettivo, è stato affidato all'artista Stefano Boccalini e alla Masterclass della Scuola Civica, con il supporto di un prestigioso Comitato Scientifico multidisciplinare. Quest'ultimo ha riunito figure chiave del panorama culturale contemporaneo: architetti ed esperti di urbanistica, curatori indipendenti, docenti di arte pubblica e professionisti del mercato immobiliare e della gestione territoriale.106 L’iniziativa è stata presentata ufficialmente tramite un incontro pubblico tenutosi il 30 Gennaio dello stesso anno presso lo stabile, in via Gramsci. Oltre ad una serie di interventi mirati al recupero estetico e funzionale dell'edificio, il progetto ha visto il coinvolgimento di competenze eterogenee; non solo artisti e architetti, ma anche designer, chef, agronomi, economisti, sociologi e antropologi. Ogni professionalità è stata chiamata a offrire soluzioni e occasioni di confronto volte alla crescita del progetto e del contesto territoriale. Il fulcro dell’azione è stata tuttavia la partecipazione diretta degli operatori del mercato, le cui esigenze sono state assunte come motore primario per la progettazione. È attraverso il dialogo costante con gli esercenti, infatti, che sono stati definiti i diversi interventi, sia negli spazi interni sia nel perimetro esterno della struttura.107 Si tratta, come scrive Pioselli, di un modus operandi che articola i progetti su più livelli, connette differenti attori territoriali e non: «L’artista si fa mediatore, sollecitatore di reti».108

Il mercato è un vecchio edificio razionalista degli anni Trenta del Novecento, adiacente a piazza Quintino Sella109, progettato nel 1934 da Ettore Sottsass e adattato, nel 1950, da Sottsass jr in occasione della “IV Fiera delle attività industriali e commerciali sarde”. Grazie a CIVICA, dopo i primi interventi strutturali, realizzati direttamente dal collettivo a costo zero, sono state avviate complesse operazioni di ristrutturazione, affidate dal Comune a cooperative sociali volte a dare occupazione a lavoratori provenienti da categorie svantaggiate. Tale modalità organizzativa, escludendo oneri di progettazione e intermediazione, ha permesso di abbattere notevolmente i costi. Il rifacimento delle superfici esterne, della pavimentazione e dell'impermeabilizzazione ha richiesto un investimento di soli 70.000 euro; inoltre, il mercato è rimasto chiuso per una sola settimana, consentendo agli operatori di proseguire l'attività di vendita all'esterno.

In secondo luogo, l’edificio è diventato sito di esplorazioni artistiche condotte da Flavio Favelli e Stefano Boccalini, autori di due interventi murali che veicolano istanze permeate da temi sociali della contemporaneità globalizzata. Le due operazioni d’arte pubblica esprimono un’azione politica non prevaricante. Prive di intenti decorativi o celebrativi, propongono una riflessione sul mercato inteso non solo come luogo di vendita di merci del territorio, ma anche di interazione - talvolta persino affettiva - tra clienti e commercianti. Tale declinazione si pone in antitesi con il proliferare dei centri di media e grande distribuzione che propongono articoli spesso prodotti per mezzo di processi tutt’altro che sostenibili.

L'opera realizzata nel 2015 da Flavio Favelli, dal titolo Palmira – Fatto come piace a noi italiani, insiste sul prospetto secondario dello stabile, in un'area destinata al carico-scarico merci e al deposito degli scarti; un luogo emblematico del progressivo declino subito dalla zona adiacente a piazza Sella in seguito alle trasformazioni urbane di fine Ottocento. Il murale rievoca graficamente il logo del noto marchio di tonno Palmera e ne riporta fedelmente lo slogan “fatto come piace a noi italiani”, sostituendo però la parola Palmera con “Palmira”, città siriana patrimonio UNESCO sottoposta, in quegli anni, a una sistematica distruzione da parte dello Stato Islamico. Attingendo al design pubblicitario e alle proprie memorie personali, Favelli investe l’opera di una duplice valenza politica: da un lato richiama l’attenzione sul dramma umanitario del conflitto siriano, dall’altro, invita la comunità a riflettere criticamente sull’impatto etico e ambientale dell’industria alimentare globale. 110 Palmira, dunque, finisce per condividere con il tonno Palmera la condizione di "mattanza" e di entità in via d’estinzione. Ulteriori chiavi di lettura legano l'intervento alla vicenda della multinazionale Bolton, che dopo aver acquisito il marchio chiuse lo stabilimento sardo lasciando centinaia di persone senza impiego, oltre a suggerire una critica alla precarietà in cui versano i beni culturali in Italia, come nel caso di Pompei. Il rilievo dell'opera è testimoniato dalla mostra d’arte contemporanea ospitata dal Palazzo del Quirinale nel 2017, dal titolo “Da io a noi: la città senza confini” - promossa dalla Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane del MiBACT e curata da Anna Mattirolo - che ha esposto una ricostruzione su cartongesso del murale di Iglesias. 111 Allestita nella Galleria di Alessandro VII e nelle sale contigue, la mostra ha ospitato ventidue opere di artisti italiani e internazionali. Alla base del progetto si è posta una riflessione sul concetto di “periferico”, rappresentato attraverso i diversi linguaggi dell’arte contemporanea -pittura, scultura, fotografia, video, installazione- che ha restituito in forma poetica una società in trasformazione, fatta di tracce lasciate dall’uomo sul territorio, nuovi paesaggi generati dall’azione umana, oggetti che perdono la loro funzione pratica per diventare testimonianza della realtà. La riflessione degli artisti coinvolti ha ruotato attorno a una visione oscillante tra condizione individuale e collettiva; 112 Favelli, in particolare, mette in crisi il rapporto tra immagine e significato, giocando sull’ambiguità tra uno slogan volto ad ammaliare il consumatore e il contenuto politico veicolato dalla risemantizzazione della figura. Il linguaggio controverso dell'opera trasmette sensazioni differenti a seconda della sensibilità e del vissuto dello spettatore; il suo significato è dunque destinato a cambiare nel tempo, pur mantenendo immutato il suo ruolo nel contesto urbano, volto a documentare la storia della città e le sue trasformazioni urbanistiche e sociali.


Figura 16: Flavio Favelli, Palmira – Fatto come piace a noi italiani, 2015.

Parallelamente, l’opera testuale Civico Mercato in Civica Terra (2016) di Stefano Boccalini, che ricopre la facciata principale, mira a comunicare il già citato rapporto diretto tra operatori e avventori. Ideata appositamente per il progetto CIVICA, l'installazione si fonda sul radicamento dell’arte al territorio, rifiutando l’idea di un sapere d’élite a favore del coinvolgimento della comunità.113 Boccalini concepisce un’opera che riqualifica la facciata del vecchio mercato «mettendola in relazione (civica) con il territorio». Le installazioni dell’artista sono caratterizzate fin dai suoi primi lavori dal rapporto con lo spazio; in un primo momento di tipo fisico in relazione con l’architettura e la natura, poi trasformatosi relativamente a un insieme più complesso di fattori sociali e antropologici. Al centro delle ultime ricerche, come nel caso trattato, l’artista riflette sulla natura capitalistica dei progetti economici dell’attualità.114

Figura 17: Stefano Boccalini, Civico Mercato in Civica Terra, 2016.

La parola, protagonista assoluta del suo lavoro, indica che l’opera si pone nei contesti di riferimento come momento di riflessione comunitaria su temi collettivi, in particolare su quelli che vengono considerati i beni comuni. 115 L’intervento di Boccalini evidenzia dunque il legame indissolubile che lega la città al mercato: un luogo vivo basato su una scelta relazionale, dove l'atto d'acquisto non è solo selezione di un prodotto, ma riconoscimento della persona che lo vende «non scegliamo semplicemente un prodotto su uno scaffale, ma quel prodotto venduto da quella persona». L'obiettivo del progetto del Civico Mercato non risiedeva esclusivamente nella riqualificazione di uno spazio votato al consumo, quanto nella creazione di una nuova “agorà”: un luogo fisico vivace, democratico, “civico”, concepito per l’incontro, la sperimentazione e l'attivazione di processi culturali, creativi e relazionali.


Figura 18: Giuseppefraugallery, Dispositivo per la Raccolta di Idee, 2016.

 Gli interventi sono stati sviluppati in seguito a una serie di incontri pubblici finalizzati a favorire la partecipazione attiva da parte dell'Amministrazione Comunale e degli operatori mercatali. In tale ottica, è stata messa in atto la riconversione di alcuni box in spazi adibiti a favorire opportunità di confronto. In particolare, dal 2016, un box dedicato alla governance di CIVICA ha ospitato uno strumento di pianificazione condivisa nato per intercettare le reali esigenze e aspettative di chi vive e frequenta quotidianamente la struttura.116 Si tratta del Dispositivo per la Raccolta di Idee, che richiama espressamente nel design e nello slogan “Fai la differenza, butta qui la tua idea!” un contenitore per la raccolta differenziata, inteso come «primario strumento civico per una partecipazione ecologica». Ideato e realizzato dal Collettivo Giuseppefraugallery insieme ai corsisti della Masterclass 117 della Scuola Civica d’Arte Contemporanea, risponde alla necessità di raccogliere dati e monitorare il processo partecipativo auspicato dal progetto. Gli operatori e gli utenti del mercato sono stati invitati a proporre le proprie idee compilando degli appositi moduli da inserire nei relativi scomparti tematici (mercato, città, territorio, pianeta). Il dispositivo, dotato di piccole ruote per essere agevolmente trasportato all’interno dell'edificio, ha permesso così di compiere azioni itineranti mirate alla raccolta dei suggerimenti.118 Nel box più piccolo del mercato, inoltre, è stato adibito un artist run space, gestito dal collettivo e dedicato alla ricerca e alla sperimentazione artistiche, del design e delle scienze sociali e antropologiche.119

L’ultimo lavoro eseguito per il Mercato è la nuova pavimentazione per la struttura (2017), progettata e realizzata da Giuseppefraugallery in collaborazione, ancora una volta, con la Masterclass della Scuola Civica Arte Contemporanea di Iglesias. L’opera, in resina colorata, segue, attraverso il disegno ortogonale dei corridoi, la tipologia merceologica dei box e con l’inserimento di sedici parole chiave “Comunità

- Qualità - Conoscenza - Cultura - Naturale- Sostenibile - Speranza - Solidale - Etico -Consapevole - Equo - Cura - Civico - Futuro - Identità - Memoria” riassume le idee di sostenibilità e di partecipazione civica

Figura 19: Giuseppefraugallery/Masterclass della Scuola Civica di Arte Contemporanea,

Nuova Pavimentazione, 2017.


In seguito alle elezioni amministrative del 2018, lo sviluppo di CIVICA ha subito un’interruzione definitiva. La nuova amministrazione comunale ha infatti optato per una strategia di riqualificazione che risulta, come afferma il collettivo «calata dall’alto». Di fatto tale inversione di tendenza ha sostituito l'originario spirito di condivisione, partecipazione e sostenibilità e comportato l'esclusione deliberata non solo degli ideatori del progetto, ma anche degli stessi operatori mercatali, culminando nell'affidamento della gestione della struttura a un soggetto privato esterno.121


105 R. Ladogana, Isole, arte, spazio pubblico, cit., pp. 94-95.

106 Di seguito si riportano i membri del Comitato Scientifico: Stefano Boccalini (artista e docente di Arte pubblica alla NABA di Milano); Francesco Careri (architetto e docente di Composizione architettonica e urbana presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Roma Tre), Micaela Deiana (curatrice indipendente), Ettore Favini (artista e docente alla NABA di Milano), Luca Francesconi (artista e rubricista Gambero Rosso), Luisella Girau (architetta ed autrice della pubblicazione I Sottsass in Sardegna), Giangavino Pazzola (Curatore indipendente, Ph.D. student in Urban and Regional Development presso il Politecnico e l’Università di Torino, project manager per lo sviluppo locale a base culturale), Gianni Pettena (architetto, professore di Storia dell’Architettura Contemporanea all'Università di Firenze e di Progettazione alla California State University), Alessandra Pioselli (critica, curatrice, direttrice dell’Accademia di Belle Arti G. Carrara di Bergamo e docente di Arte pubblica presso il master in economia e management dell’arte e dei beni culturali del Sole24Ore), Giorgio Viganò (collezionista, ex presidente dell'Osservatorio permanente sul mercato immobiliare).

107 https://scuolacivicaartecontemporanea.blogspot.com/2017/02/civica-percorsi-darte-pubblica-e.html

108 A. Pioselli, “Osservare paesaggi fare cittadinanza”, cit., p. 134.

109 M. Piras, “Il ruolo dell’arte nello spazio pubblico della città di Iglesias. Esperienze di sintesi tra arte, architettura e città tra il XIX e il XXI secolo”, in Aristana, n. 3, Anno III, settembre 2025, Fondazione Oristano · Camelia Edizioni, p. 213.

110 M. Piras, “Il ruolo dell’arte nello spazio pubblico della città di Iglesias. Esperienze di sintesi tra arte, architettura e città tra il XIX e il XXI secolo”, in Aristana, pp. 213-216.

111 https://progettocivica.wordpress.com/flavio-favelli-palmira-fatto-come-piace-a-noi-italiani-2015/

112 https://palazzo.quirinale.it/mostre/2017_citta/citta_home.html

113 M. Piras, “Il ruolo dell’arte nello spazio pubblico della città di Iglesias. Esperienze di sintesi tra arte, architettura e città tra il XIX e il XXI secolo”, cit., pp. 216-217.

114 https://progettocivica.wordpress.com/stefano-boccalini-civico-mercato-in-civica-terra-201/

115 https://www.stefanoboccalini.com/pagina-di-esempio/

116 https://scuolacivicaartecontemporanea.blogspot.com/2017/02/stefano-boccalini-civico-mercato-in.html

117 Di seguito i nomi dei componenti della Master class: Giorgia Cadeddu, Raffaella Carcangiu, Fabio Gambella, Lorenzo Luciani, Simone Melis, Sabrina Oppo, Valentina Rota, Tullio Tidu.

118 https://progettocivica.wordpress.com/dispositivo-mobile-raccolta-di-idee/

119 https://scuolacivicaartecontemporanea.blogspot.com/2017/02/stefano-boccalini-civico-mercato

120 https://scuolacivicaartecontemporanea.blogspot.com/2017/02/civico-mercato-iglesias-preview.html

121 https://scuolacivicaartecontemporanea.blogspot.com/2019/08/progetto-civica-percorsi-darte-pubblica.htmlà


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    1. Nuovo Belvedere di Normann

Nel luglio 2024 è stato inaugurato uno degli ultimi interventi curati dal collettivo: il Nuovo Belvedere di Normann. Si tratta di uno spazio sospeso tra montagna e mare, nato dalla stretta collaborazione tra l’architetto Francesco Careri122 e gli abitanti del luogo; un’opera che Ladogana definisce «un esempio virtuoso di riappropriazione di un luogo al quale è stata restituita la sua memoria».123 L’artista e architetto, ospitato in diverse occasioni presso le case del villaggio, ha ideato «in un lungo processo ludico-poetico» insieme al collettivo e ai volontari di Normann, uno spazio artistico comunitario realizzato totalmente in autocostruzione, grazie al lavoro e alle competenze delle parti coinvolte. Il nuovo belvedere non è stato pensato esclusivamente per contemplare il paesaggio, ma anche per assistere a spettacoli o partecipare a discussioni.124

L’intervento volto a riqualificare lo spazio ha avuto inizio, però, nel 2012, quando con il già citato intervento Ripristinare un luogo, restituire un paesaggio, Giuseppefraugallery ha avviato un’azione votata sia alla cura del sito panoramico che dell’Alloggio degli scapoli, accomunati dal medesimo stato di incuria. Nel concreto, il lavoro degli artisti è consistito nella rimozione dei rifiuti, nella liberazione degli accessi e nel rendere nuovamente attraversabili luoghi che progressivamente erano stati sottratti all’uso della comunità. Tale pratica non è stata concepita come intervento tecnico ma come azione volta a riattivare una relazione tra persone e luoghi: «La pulizia e la riapertura temporanea degli spazi hanno funzionato come invito implicito alla partecipazione: un modo per ricordare che il patrimonio non è solo un insieme di edifici da amministrare, ma un paesaggio vissuto, fatto di memorie, abitudini, affetti e possibilità di incontro».

L’operazione ha evidenziato la frattura tra le pratiche di cura dal basso e la gestione istituzionale del patrimonio dismesso, quando l’IGEA 125 ha recintato l’Alloggio degli scapoli e diffidato il collettivo dal proseguire le operazioni di pulizia e recupero. 

Secondo Giuseppefraugallery «La recinzione ha segnato un confine non solo fisico, ma anche concettuale: tra un’idea di luogo come bene amministrato dall’alto e un’idea di luogo come bene comune, che vive solo attraverso l’uso, la frequentazione e la cura condivisa». A seguito di questa vicenda, gli artisti non si sono ritirati; al contrario, hanno risposto avviando un percorso di riappropriazione del discorso pubblico sulle condizioni di precarietà e abbandono dei siti minerari gestiti dall’ente. Tale iniziativa ha permesso di superare la dimensione puramente ambientale, trasformando l'intervento in un processo partecipato dove le azioni di recupero sono diventate esse stesse strumenti di attivazione sociale, capaci di intrecciare memoria, responsabilità istituzionale e diritto all’uso dei luoghi.126

Il viale sterrato che conduce al Belvedere, invece, è stato interessato da un intervento di riqualificazione quando, nel 2023, la parete dell’acquedotto ha accolto il murale L’erbario di Normann. L'opera ha sostituito un muro degradato e imbrattato da scritte xenofobe e razziste, trasformandolo in uno spazio di espressione comunitaria realizzato dagli artisti del collettivo insieme a volontari e alunni delle scuole primarie127 di Serra Perdosa (Istituto Comprensivo "Costantino Nivola") e di via Roma (Istituto Comprensivo "Piero Allori") di Iglesias. Il processo creativo ha visto il coinvolgimento diretto dei bambini, i quali si sono occupati di catalogare le erbe spontanee locali che più li avevano colpiti. Dopo aver realizzato i bozzetti preparatori, gli studenti hanno partecipato attivamente alla stesura pittorica dell’opera murale, seguendo l'idea progettuale definita dal collettivo128



Figura 20: Giuseppefraugallery, L'erbario di Normann, 2023.


Ancora, nel processo di cura dei luoghi avviato dal collettivo - che vede nel villaggio minerario di Normann il proprio epicentro operativo —è necessario citare un altro progetto di rilievo, dal nome "I Sentieri della memoria". L'iniziativa ha portato al recupero di circa 50 km di vecchi tracciati, carreggi e ferrovie abbandonate che innervano il territorio circostante. I percorsi sono stati dotati di segnaletica ufficiale, descritti in una guida dedicata e resi consultabili sia sul blog di Giuseppefraugallery sia sul portale della rete regionale dei sentieri.129 Tutti gli itinerari, inoltre, sono stati regolarmente accatastati, configurando quello che Il collettivo definisce: «il primo caso di una rete escursionistica interamente progettata e realizzata dal basso».130

Figura 21: Giuseppefraugallery, L'erbario di Normann, 2023.



 Tornando al nuovo belvedere, nell’ideazione dell’intervento sono state recepite integralmente le esigenze espresse dalla comunità, elencate nella pagina dell’associazione Villaggio Normann: utilizzo prevalente di materiali naturali; nessuna costruzione con fondamenta o cemento; livellamento dell’area e messa in sicurezza del margine della scarpata; disposizione delle sedute in forma circolare per evocare le sale delle riunioni nuragiche; possibilità di sdraiarsi per riposare o contemplare il cielo; spazi adeguati alle manovre dei mezzi antincendio; incremento della flora locale; seduta adatta alla lettura e struttura simile a un balcone nel punto più panoramico; installazione di un monumento dedicato al cavallo Bosano. Un’opera dunque, nata da un reale coinvolgimento della comunità.131


Figura 22/20: Francesco Careri, Villaggio Normann ODV (a cura di Giuseppefraugallery) Progetto Nuovo Belvedere Normann, 2024.



Ai fini dell'elaborazione progettuale, si è rivelato determinante l’appuntamento con l’architetto, nell’ambito di PUBBLICA “Abitare il paesaggio: percorsi di progettazione partecipata” a cura del collettivo Giuseppefraugallery in collaborazione con la Scuola Civica d’Arte Contemporanea di Iglesias e l’associazione Villaggio Normann ODV. Il 4 e il 5 agosto 2023, presso il villaggio minerario Normann, sono stati realizzati rispettivamente un workshop e un dibattito pubblico con Francesco Careri. Entrambe le iniziative si sono sviluppate attorno al tema dell’abitare quale pratica attiva e collaborativa di trasformazione del territorio. Il laboratorio, attraverso camminate esplorative, dialoghi di confronto e osservazione del paesaggio, ha fornito strumenti progettuali basati su sperimentazione diretta dei luoghi e tecniche creative di gruppo, utili a immaginare nuove possibilità di riattivazione dello spazio del Belvedere. Durante l’incontro serale con l’artista nel piazzale di Villa Stefani, invece, è stato approfondito il concetto del «camminare come pratica estetica e progettuale» in grado di generare conoscenza, innescare relazioni e favorire trasformazioni.132

Figura 23: Francesco Careri, Villaggio Normann ODV (a cura di Giuseppefraugallery) Progetto Nuovo Belvedere Normann, 2024.


Lo stesso Careri, in un’intervista, pubblicata sulla pagina dell’associazione, ha affermato «mi sono sentito da architetto ospite diventare sempre più abitante, e gli abitanti sono diventati sempre più architetti» e ancora «le idee c’erano già, il progetto già c’era e, restituendo la portata dello scambio avvenuto con la comunità, ha individuato nel suo ruolo quello di catalizzatore per la messa in opera di idee già presenti nell’immaginario degli abitanti del villaggio».133

L’opera finale si compone di due parti: sul versante montuoso, una seduta semicircolare realizzata con blocchi di pietra di scavo richiama le strutture megalitiche di epoca nuragica; dal lato opposto, rivolto verso il mare, un monumento commemora la storia di Bosano - cavallo da miniera sepolto in loco nel 1957 - e dei sette carrelli che era solito trainare nelle gallerie 134, «non uno di più, né uno di meno». Realizzato con tronchi trasportati a riva dalle onde, l’intervento celebra la memoria di un animale divenuto simbolo: la sua storia incarna quella di molti altri esemplari sfruttati in miniera, costretti al buio e destinati alla soppressione una volta divenuti inabili al lavoro. Bosano, tuttavia, è rimasto impresso nella memoria collettiva per una singolare capacità: «sapeva contare». Riconoscendo il suono metallico dei ganci, l’animale si rifiutava di partire se al carico venivano aggiunti più di sette vagoni. Proprio per questa sua ostinata peculiarità, Bosano non fu abbattuto ma morì di vecchiaia, venendo poi sepolto nei pressi del Belvedere. Per ricordarlo, l’opera ne ricrea le sembianze attraverso un frammento di legno la cui forma rievoca un profilo equino; sul capo è stato apposto un berretto ricavato da una tubatura della miniera, espediente che richiama l’elmo di protezione indossato a causa dei soffitti bassi delle gallerie. Alle sue spalle, sette tronchi simboleggiano i vagoni, offrendo al visitatore uno spazio su cui sedersi o da cui affacciarsi sul panorama.135


Figura 24: Francesco Careri, Villaggio Normann ODV (a cura di Giuseppefraugallery),

Nuovo Belvedere Normann, 2024.

 Nel Belvedere Normann è possibile rintracciare un esempio emblematico di ciò che il collettivo persegue nell’ottica di un approccio pedagogico radicale. Secondo quest’ultimo, infatti, le proposte che emergono tra i partecipanti contribuiscono a spostare l’asse dell’intervento artistico da una concezione più astratta a una più radicata nel territorio. Coerentemente rispetto agli obiettivi educativi di Giuseppefraugallery, le diverse residenze artistiche e gli incontri organizzati dalla Scuola Civica d’Arte Contemporanea con Careri non hanno rappresentato un luogo di mera trasmissione di contenuti, bensì uno spazio di produzione di sapere collettivo, capace di attivare condizioni favorevoli a far emergere pratiche critiche, forme di soggettivazione e immaginari condivisi.136

Il risultato finale, oltre alla restituzione della memoria, si traduce in un’inversione del paradigma che per secoli ha visto l’uomo artefice di sfruttamento minerario mutuare il suo ruolo «riconoscendosi come parte della natura e assumendosi la responsabilità della sua difesa e salvaguardia».137


122 Francesco Careri (1966) è architetto e Professore Associato presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Roma Tre. Dal 1995 è membro fondatore del laboratorio di Arte Urbana Stalker Osservatorio Nomade, con cui sperimenta metodologie di intervento creativo nella città multiculturale e dell’abitare informale a Roma. Dal 2006 è titolare del Corso di Arti Civiche, un corso opzionale a struttura peripatetica che si svolge interamente camminando analizzando e interagendo in situ con i fenomeni urbani emergenti. Dal 2012 è Direttore del Master Arti Architettura Città, poi dal 2016 co-Direttore dei Master Environmental Humanities e dal 2019 del Master PACS Arti Performative e Spazi Comunitari. Dal 2016 è titolare del Laboratorio di Progettazione Architettonica e Urbana con cui sperimenta la strategia di abitare transitorio CIRCO - Casa Irrinunciabile per la Ricreazione Civica e l'Ospitalità.

123 R. Ladogana, Isole, arte, spazio pubblico, cit., pp. 96-97.

124 https://giuseppefraugallery.blogspot.com/2024/08/belvedere-di-normann-spazio-artistico.html

125 Costituita nel 1986, in seguito alla liquidazione dell’Ente Minerario Sardo, così come disposto dalla Legge Regionale 4 dicembre 1998, numero 33, IGEA è stata individuata quale soggetto giuridico operante nell’attività di messa in sicurezza, il ripristino ambientale e la bonifica di aree minerarie dismesse e/o in via di dismissione, agendo nell’ambito dei piani e delle linee di indirizzo provenienti dal suo unico azionista la Regione Autonoma della Sardegna – Assessorato dell’Industria. http://www.igeaspa.it/

127 R. Mascia, Gonnesa, “Al Villaggio Normann si inaugura il nuovo Belvedere realizzato dai volontari”, in csvsardegna, 23 agosto 2024. https://www.csvsardegna.com/news/gonnesa-al-villaggio-normann-si-inaugura-il-nuovo-belvedere-realizzato-dai-volontari/

128 “Per Villaggio Normann un nuovo (e speciale) murale”, in rainews, 12/09/2023 https://www.rainews.it/tgr/sardegna/articoli/2023/09/per-villaggio-normann-un-nuovo-e-speciale-murale-da66466a-0b90-46d3-b229-787a6a39d3bf.html?wt_mc=2.www.wzp.rainews24

129 https://www.sardegnasentieri.it/enteistituzionesocieta/odv-villaggio-normann

130 R. Vanali, “Villaggio Normann: come recuperare un borgo abbandonato in Sardegna”, in Artribune, 19 settembre 2024. https://www.artribune.com/progettazione/architettura/2024/09/come-associazione-salvato-villaggio-minerario-normann-sardegna/

131 https://villaggionormann.it/progetto-belvedere/

132 https://scuolacivicaartecontemporanea.blogspot.com/2023/07/pubblica-2023-abitare-il-paesaggio.html

133 Intervista a Francesco Careri pubblicata su https://www.youtube.com/watch?v=1rW4Sb3-VME

134 R. Ladogana, Isole, arte, spazio pubblico, cit., pp. 96-97.

135 C. Venuto, “C'è un posto in Sardegna dove i cavalli volano, e altre storie”, in Ansa.it, Gonnesa, 26 giugno 2025. https://www.ansa.it/canale_viaggi/notizie/itinerari/2025/06/26/ce-un-posto-in-sardegna-dove-i-cavalli-volano-e-altre-storie_dc477850-6b24-4214-a065-30bc01024ead.html

136 Intervista a cura di chi scrive.

137 R. Ladogana, Isole, arte, spazio pubblico, cit., pp. 96-97.


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    1. Nuovi progetti e prospettive future

Le ultime attività di Giuseppefraugallery segnano una fase di rinnovamento metodologico ed organizzativo. Conclusa l’esperienza con l’Associazione Villaggio Normann - interrottasi per divergenze sulla gestione della governance, ritenuta dal collettivo eccessivamente verticistica e distante dai principi di orizzontalità e responsabilità collettiva - il gruppo ha riaffermato la propria indipendenza orientandosi verso nuove alleanze territoriali, di più ampio respiro. In questa nuova fase, il collettivo definisce la propria attività come un processo «aperto e situato», che rifiuta la pianificazione rigida in favore di una progettualità capace di adattarsi ai conflitti e alle relazioni che emergono nel lavoro con le comunità. In tale ottica si inserisce la collaborazione con il Centro Sperimentazione Autosviluppo, la Scuola Civica di Politica e la rete WarFree138, che ha dato vita a un percorso formativo, a cui hanno aderito circa 30 iscritti, sulle pratiche della curatela partecipativa. L’esperienza di apprendimento è stata arricchita dalla partecipazione di alcuni visiting professor - Efisio Carbone, Micaela Deiana, Heart studio, Rita Pamela Ladogana. All’interno del percorso formativo, inoltre, è nato ColLAB 139, un collettivo laboratoriale che ha curato la mostra, esito del progetto, dal titolo “20 DI PACE – Glossario delle buone pratiche di resistenza all’economia dello sfruttamento e della guerra”.140



Figura
25: PUBBLICA 2024 Riconvertiamo l’economia che uccide: Reagire alla guerra costruendo la pace. Incontro con il comitato riconversione RWM e rete Warfree.



 L'esposizione, strutturata attraverso venti manifesti che intrecciano ritratti fotografici, parole chiave e didascalie, si propone come una cartografia della resistenza civile nel Sud Sardegna. L’iniziativa di base analizza criticamente il paradosso di un territorio, il Sulcis-Iglesiente, storicamente segnato dal ricatto occupazionale e dalla produzione bellica (in particolare della Rwm Italia Spa), offrendo al contempo un ventaglio di alternative etiche, solidali e partecipative. Il glossario si compone di diciannove termini definiti dagli attivisti coinvolti, mentre la ventesima parola è affidata a un manifesto lasciato in bianco, destinato ad accogliere le riflessioni dei partecipanti. Ogni lemma è accompagnato da un testo esplicativo e da una fotografia che ritrae chi ha contribuito a formularlo, in questo modo si crea un percorso visivo che intende condurre il fruitore verso pratiche quotidiane di cura, solidarietà e strategie di autodeterminazione collettiva.141 Parallelamente, il gruppo di artisti, con il sostegno del Comune di Carbonia, sta rafforzando la dimensione pedagogica nelle periferie attraverso laboratori rivolti alle fasce più giovani.142


Figura 26: Giuseppefraugallery, ColLAB, 20 DI PACE Glossario delle buone pratiche di resistenza all’economia dello sfruttamento e della guerra, 2025.



 Attualmente il collettivo è impegnato nella preparazione della residenza artistica di Enzo Umbaca 143 , con il quale ha organizzato un Workshop che coinvolge, nuovamente, le comunità attive nel contrasto all’economia della guerra e allo sfruttamento del territorio. Il laboratorio e la residenza artistica, previsti per il prossimo maggio, rappresentano la tappa sarda del progetto partecipativo L’Italia fatta a mano di Umbaca: un’iniziativa che, regione dopo regione, mira a comporre una grande mappa dell’Italia, realizzata come una tovaglia-arazzo patchwork ricamata, con l’ausilio, come supporto, di un semplice oggetto casalingo: lo strofinaccio. La residenza artistica si svolgerà in forma di ospitalità diffusa grazie alla collaborazione con la rete WarFree – Liberu dae sa gherra, composta da piccole imprese, organizzazioni e soggetti territoriali che promuovono alternative economiche etiche e sostenibili ai modelli produttivi legati all’industria bellica. Il laboratorio Ricamare la pace, che coinvolgerà associazioni, collettivi, attivisti e cittadini del territorio impegnati a contrastare le economie di guerra e sfruttamento, vuole rappresentare uno spazio di incontro e riflessione, in cui il gesto manuale si fa azione simbolica: «ricucire i frammenti di un Paese fragile, immaginare nuove relazioni tra territori e costruire una mappa di pace e di speranza a partire dalle esperienze vive delle comunità». Ciascun partecipante, attraverso ricamo, rammendo e cucitura, interverrà sui tessuti trasformando simboli e narrazioni in una nuova geografia condivisa.144

In conclusione, si può dunque sostenere che l’approccio di Giuseppefraugallery all’arte pubblica rifletta una visione rinnovata principalmente in rapporto alla dimensione relazionale e al significato di collettività. Il gruppo riafferma con convinzione la centralità della partecipazione e la necessità di un radicamento funzionale a quel processo conoscitivo, pedagogico ed esperienziale che conduce l’artista oltre il ruolo di semplice interprete del contesto, rendendolo parte integrante di processi generativi che scaturiscono da nuove necessità espressive e costruttive negli ambiti territoriali situati. In tale prospettiva, come dimostrano gli ultimi progetti, l’elemento che subisce la trasformazione più significativa è l’idea stessa di “comunità”: il collettivo non si riferisce a un’entità singola, bensì a «molteplici comunità». Viene così evidenziata la complessità del legame in cui gli artisti scelgono di immergersi, configurando tali realtà come «un insieme eterogeneo di persone, storie, pratiche e posizionamenti che si ridefiniscono continuamente nel tempo e nello spazio di uno stesso territorio». Le complessità attribuite a tale definizione non rappresentano però un limite per il gruppo, che non si pone come obiettivo finale quello di “attivare” una comunità presupposta, quanto piuttosto quello di costruire le condizioni per dar vita a nuovi spazi di confronto, relazione e produzione condivisa.

Per Giuseppefraugallery, infatti, la comunità non si definisce come struttura chiusa e compiuta, ma come realtà che si forma, si trasforma o si riorganizza attraverso le azioni, i conflitti e le negoziazioni. In tal senso, il collettivo, dichiara che la sua nuova direzione non mira a un’espansione in senso quantitativo, evolve piuttosto dal desiderio di sperimentare forme di lavoro collettivo lontane da strutture gerarchizzate e capaci di rapportarsi attraversando contesti differenti, pratiche e saperi eterogenei in funzione di una rielaborazione intersezionale e critica delle prospettive del territorio.145



138 Centro Sperimentazione Autosviluppo – Associazione (Iglesias 1999) che sperimenta e mette in pratica forme di economia alternativa e di auto organizzazione a partire dai bisogni delle persone e dalle esigenze dell’ambiente locale.

Scuola Civica di Politica – La città in Comune – Associazione che esercita teoria e pratica dell’impegno civile e della democrazia partecipata. Promuove un nuovo rapporto con la Natura e la Terra, rafforzando la coesione comunitaria e favorendo trasformazioni sociali positive.

Warfree – Liberu dae sa Gherra - Rete che promuove e sostiene le imprese sarde impegnate a offrire prodotti e servizi etici e sostenibili, certificati dal marchio europeo “WarFree – Liberu dae sa Gherra”. 139 Di seguito i nomi dei membri del collettivo: Tania Cogoni, Eleonora Di Marino, Luca Fantasia, Maria Firinu, Pino Giampà, Luigi Lai, Riccardo Oi, Federica Onnis, Alessio Randaccio, Francesco Simula.

140 Intervista a cura di chi scrive.

141 https://giuseppefraugallery.blogspot.com/2025/11/20-di-pace-glossario-delle-buone.html

142 Intervista a cura di chi scrive.

143 Enzo Umbaca (Caulonia, 1960) diplomato all’Accademia di Belle Arti di Brera, vive a Milano. La sua ricerca è incentrata sul tema dell’identità e si sviluppa attraverso diversi media, materiali e linguaggi che variano dal video alla fotografia, alla performance. Attraverso i suoi progetti e lavori si prefigge di entrare in relazione con la società: mediante i linguaggi dell’arte contemporanea, mette alla prova sé stesso e la figura dell’artista, tentando di instaurare una nuova forma di comunicazione con il pubblico.

144 https://giuseppefraugallery.blogspot.com/2026/03/sostieni-il-progetto-ricamare-la-pace.html

145 Intervista a cura di chi scrive.


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